Sapevi che gli esseri umani sono uno dei pochi mammiferi che non sono in grado di produrre la vitamina C di cui hanno bisogno?

La vitamina C, oltre che essere fondamentale per il sistema immunitario, svolge un ruolo chiave anche in molte altre funzioni dell’organismo ed è un potente antiossidante. Entra poi in gioco nei seguenti processi:

  • Favoriscea rigenerazione dei tessuti;
  • Regola l’assorbimento del ferro;
  • Partecipa alla produzione di collagene;
  • E molto altro ancora…


Una carenza importante di vitamina C è oggi estremamente rara al di fuori di situazioni molto specificeh, ma una carenza subclinica si può manifestare con una certa frequenza e può comportare tutta una serie di malfunzionamenti a carico delle funzioni che ho sopra descritto.

Ecco quindi i 6 segnali di allarme che possono farti pensare ad una carenza di vitamina C:

1. Ti ammali più spesso della maggior parte delle persone che conosci: la vitamina C mantiene il tuo sistema immunitario attivo e funzionante e quando non ne hai abbastanza, il tuo sistema immunitario si indebolisce.

2. Ti vengono lividi facilmente: una mancanza di vitamina C porta a un indebolimento dei capillari con maggiore facilità alla loro rottura. Livelli inadeguati di vitamina C equivalgono a vasi sanguigni indeboliti e fragili.

3. La tua pelle è secca o squamosa: la carenza di vitamina C è spesso la causa della secchezza cronica della pelle. Questo per il ruolo che la vitamina C svolge nella sintesi del collagene.

4. Hai capelli e unghie fragili: i capelli sono la prima parte dell’organismo che entra in sofferenza in caso di carenza di vitamina C.

5. Le tue articolazioni sono gonfie e / o doloranti: la vitamina C svolge un ruolo chiave nel combattere l’infiammazione, compresa quella a carico del sistema osteo-articolare. Ci sono evidenze che le persone carenti di vitamina C hanno 3 volte più probabilità di sviluppare fenomeni di artrite.

6. Ti sembra che tagli o ustioni richiedano molto tempo per guarire: il collagene è il tessuto fondamentale per iuna buona guarigione delle ferite e non può farlo correttamente in carenza di vitamina C.


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Oggi sono molte le persone che acquistano  probiotici completamente inutili che non ti porteranno alcun beneficio. In realtà i probiotici sono uno strumento terapeutico molto valido, ma è importante sapere:

– Quali usare?
– Quando usarli?
– Quanti usarne?
– In che sequenza?
– Per quanto tempo?

Ecco gli errori più comuni che le persone commettono nell’utilizzo dei probiotici:

1 – Usare probiotici prima di aver depurato l’intestino

Se assumi probiotici ma il tuo intestino è infiammato, squilibrato o in disbiosi, i fermenti lattici  faranno fatica a colonizzare l’intestino e non daranno i benefici sperati.

2 – Usare probiotici quando hai una forte disbiosi (alterazione della flora bnatterica intestinale) con aria e infiammazione:

E’ un errore legato all’errore precedente. Il gonfiore intestinale è il sintomo di un intestino infiammato e non in salute. Prima di usare dei probiotici è necessario ripulire l’intestino da batteri patogeni e infiammazione. Se non si creano le giuste condizioni per l’attecchimento dei nuovi fermenti lattici, questi non potranno insediarsi!

3 – Usare probiotici NON umani

Sembra incredibile, ma la maggior parte dei probiotici in commercio NON sono di derivazione umana. Ne consegue che avranno una scarsa efficacia terapeutica.

4 – Usare probiotici con un numero insufficiente di colonie:

Dei buoni probiotici dovrebbero avere ALMENO 1 miliardo di CFU (colonie di batteri attivi)

5 – Usare probiotici a caso giusto per provare:

I migliori risultati di ri-colonizzazione dell’intestino si ottengono quando i fermenti lattici vengono inseriti nella giusta sequenza. PRIMA si utilizzano probiotici che ripuliscono il colon per una settimana, poi si ricolonizza con l’assunzione dei bifidobatteri e lattobacilli.
Nei casi dove poi l’alterazione della flora batterica e l’infiammazione intestinale è particolarmente importante la soluzione miglire potrebbe essere rappresentata dall’utilizzo di clisteri di ossigeno-ozono (le cosiddette insufflazioni rettalei di ozono) che sono in grado di eliminare rapidamente tutti i microorganismi patogeni dall’intestino, disinfiammando contemporaneamente l’intestino stesso.

In sintesi:

L’utilizzo dei probiotici va visto come quello della chiave che apre una serratura: ogni serratura ha la sua chiave. Solo così è possibile aprire la porta senza fare danni.
Un buon percorso di guarigione per le persone con problemi intestinali è il seguente:

MESE 1: Depurazione intestinale: eliminiamo batteri patogeni e infiammazione. Questa è la fase in cui l’ozonoterapia è particolarmente indicata;

MESE 2: Stabilizzazione con una adatta dieta alcalina

MESE 3: 4 settimane di probiotici UMANI in Giusta Sequenza. A tele proposito la soluzione ottimale è quella di testare i giusti batteri adatti all’intestino della persona.

MESE 4: si continua il percorso a casa con la giusta dieta che tenga conto degli alimenti più adatti a quella persona.

La saluta è preziosa e i dettagli, in questo percorso, fanno la differenza!

L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas che influenza l’80% dei fattori connessi al sovrappeso.

Da questo punto di vista le principali cose da sapere sull’insulina sono le seguenti:

  • aumenta rapidamente sotto lo stimolo dello zucchero che arriva nell’intestino. Ma ngiare zuccheri fa partire un segnale dall’intestino verso il cervello che a sua volta favorirà l’aumento della secrezione di insulina da parte del pancreas
  • dipende dal cibo che mangiamo: se mangiamo zuccheri aumenta rapidamentee in elevata quantità, mentre il suo aumento è molto ridotto dalle proteine ed è quasi nullo con i grassi
  • è stimolata massicciamente dai carboidrati, soprattutto quelli semplici e raffinati (zuccheri e dolci, ma anche pane, pasta, pizza e prodotti da forno in generale). Per rendertene conto meglio ti basta guardare le tavole relative ai picchi glicemici degli alimenti.
  • è sempre molto alta nelle persone in sovrappeso, obese, diabetiche, cardiopatiche e con altre alterazioni ormonali
  • è bassa nelle persone normo peso in salute
  • aumenta anche a causa di fattori non strettamente legati alla dieta come sress, carenza di sonno, alterazione della flora batterica intestinale (microbiota intestinale), fumo e scarsa esposizione alla luce

Qual’è il legame tra insulina e sovrappeso?

La presenza di insulina nel sangue segnala all’organismo di non bruciare zuccheri e non grassi. In presenza di insulina siamo tutti costretti ad assorbire zucchero dal sangue verso l’interno delle cellule. Se poi non in quel momento la richiesta di energia è bassa (perchè non stiamo facendo una particolare attività fisica) lo zucchero assorbito, anzichè venire bruciato, viene depositato come grasso. Ci si viene in pratica a trovare in una condizione di accumulo. Se c’è spesso insulina nel sangue, le cellule dell’organismo saranno pigre nelle risposte metaboliche e non arriverà mai il momento di bruciare i grassi (grazie all’azione dell’ormone pancreatico opposto, il glucagone, che svuota i depositi e li converte in energia).

Cosa succede invece quando l’insulina è bassa?

Se invece i livelli di zucchero nel sangue sono tendenzialmente bassi, anche i livelli di insulina saranno bassi. Questo farà si che le cellule avranno risposte rapide ed efficaci alle variazioni metaboliche e rispondono velocemente ai segnali inviati dall’insulina. Quando le cellule ascoltano il messaggio dell’insulina, sono “sensibili” e quindi sane.

Se l’insulina è bassa, il glucagone può agire e convertire i vecchi grassi accumulati in energia da usare per vivere. Quando i valori di insulina sono bassi utilizzeremo come carburante i grassi,  avremo un bilancio energetico più equilibrato, meno appetito, e raggiungeremo con facilità il nostro peso forma. Avvieremo in pratica una vera e propria fase di detox.

Quindi mantieni bassi i valori di l’insulina nell’organismo. Questo è il fattore più cruciale per tenere sotto controllo il tuo peso e qualsiasi programma dietetico o dimagrante che ignori questo aspetto è destinato, prima o poi, a fallire!

Oggi ti parlerò  di una Vitamina Fondamentale per la tua salute: la B12. Questa è una vitamina molto sottovalutata e dovresti seriamente tenere sotto controllo i suoi valori nel sangue…

  • permette di digerire le proteine e assorbire gli aminoacidi;
  • coadiuva la sintesi di DNA e di RNA;
  • è di fondamentale importanza per la produzione di globuli rossi;
  • è indispensabile per un buon funzionamento del sistema nervoso

MA NON SOLO!!

Bassi livelli di B12 sono inversalmente correlati ad alti livelli di omocisteina. L’omocisteina è un aminoacido che deve rimane sotto ai livelli di 10 umol/L. Alti livelli indicano esprimono un aumento del rischio cardiovascolare (molto più preciso e significativo di quello abitualmente deputato ai valori di colesterolo nel sangue).

QUALI SONO LIVELLI OTTIMALI DI B12?

Purtroppo sono moltissime le persone che hanno uina carenza misconosciuta (ma anche importante) di B12. Secondo ricerche approfondite svolte in Giappone i livelli ottimali di B12 si attestano intorno a 499 pg/mL.  Ora probabi,lmente mi chiederai: ma come, non era solo un problema dei vegani?

PROPRIO NO!

Sai perchè le persone hanno carenza di B12?
Le cause principali sono le seguenti:

  1. Carenza di acido HCL nello stomaco (mano mano che si invecchia peggiora la digestione);
  2. Carenza di batteri buoni nell’intestino (i batteri intestinali producono una piccola parte di B12);
  3. Basso consumo di carne e derivati.

Ti basta pensare alla marea di persone cosiddette normali che oggi assumono con assoluta disinvoltura farmaci inibitori di pompa (omeprazolo e derivati) per la cosiddetta protezione gastrica. E’ facile rendersi conto che sono milioni le persone con bassissimi livelli di HCl nello stomaco (e relativi problemi di digestione degli alimenti), con le conseguenti alterazioni della flora batterica intestinale legata all’azione sterilizzante dell’HCl stesso. Poi magari mangiano anche poca carne, o mangiano male, o sono magari vegani. Ecco che il gioco è fatto: poco apporto di B12, cattivo assorbimento e rischio importante di carenza.QUAL’E’ L’INTEGRATORE MIGLIORE DA ASSUMERE? 

Qui casca veramente l’asino! Premtto che, prima ancora di integrare, è di fondamentale importanza ripristinare una situazione di normalità riguardo a quanto ho sopra descritto. A questo punto, riguardo all’integrazione, purtroppo ancora molti “esperti” consigliano integratori di cianocobalamina.

La verità è che, senza entrare molto nel tecnicismo, avendo molti Europei una mutazione del gene MTHFR (responsabile della catena metabolica della B 12), riescono ad assorbire bene solo le FORME METILATE di vitamine del gruppo B. Ne consegue che l’integrazione migliore di Vit. B12 è quella sotto forma di di Metilcobalamina. Ancora meglio sarebbe il poter testare, anche se con metodiche non convenzionali (gli scettici ne facciano pure a meno!),  il prodotto disponibile in commercio più adatto al singolo caso. Sono disponibili in commercio anche prodotti che contengono tutti e 3 i co-enzimi assorbibili dal nostro corpo:

  • Metilcobalamina;
  • Idrossicobalamina;
  • Adenosilcobalamina…

Purtroppo, come in tutte le cose, c’è tanta confusione e, probabilmente una buona dose di impreparazione. Il mio consiglio è quello di fare integrazioni consapevoli (esattamente come faresti con qualsiasi altra cosa importante).

In effetti, la tua salute viene prima di tutto il resto!

L’Aloe è un noto rimedio naturale, molto utilizzato sia come integratore che come prodotto per uso topico. Molta è però la confusione riguardo la distinzione fra succo e gel di aloe. Qualè quindi la differenza fra succo e gel? E quale formulazione usare, a seconda del problema che si vuole alleviare? Facciamo quindi chiarezza insieme, così da scegliere il giusto prodotto per le tue esigenze.

Il succo di Aloe

Il succo di aloe viene estratto dalla parte più superficiale delle foglie, la cuticola: generalmente ha un sapore amaro e contiene antrachinoni, che hanno forti proprietà lassative, tali da annoverarlo tra i veri e propri purganti. Agisce in 6-12 ore dall’assunzione. Gli antrachinoni (tra questi spicca l’aloina), agiscono direttamente sulla peristalsi, favorendo la  contrazione dei muscoli intestinali che hanno il compito di far avanzare il bolo alimentare.

Il succo è pertanto indicato in caso di stipsi severa tenendo presente che è bene non abusarne come quantità e come periodi di assunzione. Il succo non è invece indicato in caso di infiammazioni del tratto digerente (gastrite, colite, diverticolite…) e può anche interagire con diversi farmaci. Molte aziende produttrici di succo di aloe lo privano dell’aloina (in genere è una informazione che viene riportata in etichetta), in modo tale che non abbia né effetto purgante né irritante sulla mucosa, mantenendo però la capacità di aiutare il transito rallentato. Altri produttori, anzicchè utilizzare solo il succo, preferiscono utilizzare la foglia intera, composta da succo e gel, in modo che possa avere i benefici di entrambe le componenti.

l gel di Aloe

Il gel viene ricavato dalla polpa, la parte più centrale della foglia (che è la parte più “ricca” dato che contiene mucillagini, polisaccaridi, lectine, enzimi, aminoacidi, vitamine e minerali). Nel gel gli antrachinoni sono, invece, inesistenti. Le proprietà riconosciute al gel sono quelle antinfiammatorir, immunostimolanti, cicatrizzanti (da qui l’utilizzo per via topica). Non contenedo l’aloina, il gel è lenitivo e non irritante sulle mucose intestinali. Può essere quindi utilizzato per:

  • gastriti
  • reflusso gastroesofageo
  • coliti
  • esofagiti
  • disturbi intestinali in generale.

Controllare quindi sempre l’etichetta dove viene indicata la parte della foglia utilizzata. Questo perché, per ragioni di marketing, molte aziende chiamano “succo” anche il “gel” e, alcuni prodotti che vengono denominati gel, sono in realtà prodotti da utilizzare esclusivamente per per uso topico.

La concentrazione di metil-mercurio nei pesci di uso comune è in aumento. Due sono le principali cause:

  • la pesca industriale con la distruzione degli ecosistemi;
  • l’effetto serra, che fa aumentare la temperatura delle acque.

Queste sono le conclusioni di uno studio di alcuni ricercatori dell’università di Harvard pubblicato su Nature pochi mesi fa. Il metil-mercurio è un potente neurotossico che causa deficit neurocognitivi nei bambini e nell’età adulta. Questo inquinante si trova nelle acque, ma nei pesci la concentrazione arriva a essere un milione di volte maggiore. Per saperne di più, esaminiamo più nel dettaglio i risultati ottenuti dai ricercatori di Harvard.

  • L’assunzione di metil-mercurio deriva per l’82% dal consumo di pesce (per il 40% dal tonno, fresco o in scatola). Altri pesci con alti quantitativi sono il merluzzo e il pesce spada. L’80% del mercurio inorganico emesso da fonti naturali e soprattutto dall’attività umana, viene depositato negli oceani, dove viene convertito in metil-mercurio da alcuni microrganismi e si deposita nelle alghe.
  • Nei pesci predatori, cioè pesci che si nutrono di altri pesci e non di alghe, le concentrazioni di metil-mercurio sono amplificate di un milione di volte per il fenomeno del “bioaccumulo”: gli inquinanti si concentrano nei tessuti degli animali che stanno più in alto nella catena alimentare. I pesci mangiano le alghe ricche di metil-mercurio e sono poi mangiati da altri pesci, che ne assumono così una dose molto più alta, che così si accumula nel tempo: l’accumulo aumenta in maniera esponenziale. Questo accade, oltre che per il metil-mercurio, anche per PCB, metalli pesanti, microplastiche e altre sostanze dannose.
  • Le concentrazioni di metil-mercurio nell’organismo dei pesci sono aumentate negli ultimi 30 anni a causa della pesca estrema. Con la pesca estrema alcune specie marine sono scomparse o quasi, quindi i pesci predatori, che di esse si nutrivano, sono stati costretti a cambiare dieta. Alcuni hanno iniziato a nutrirsi di altri predatori,con livelli di metil-mercurio già molto alti, ma ad ogni anello della catena alimentare gli inquinanti si concentrano sempre di più e aumentano esponenzialmente.
  • Inoltre, a causa dell’aumento della temperatura dei mari dovuta all’effetto serra, il metabolismo dei pesci accelera, spendono più energia e mangiano di più, incrementando così l’accumulo. Il risultato è che la concentrazione di metil-mercurio nel merluzzo atlantico è aumentata del 23% in 30 anni (tra gli anni ’70 e gli anni 2000) e si stima che l’aumento nel tonno rosso atlantico sia del 56%.

La morale è quella del conoscere cosa si sta mangiando e dello sfatare l’idea del consumo di pesce come pratica di buona salute. Gli omega-3 si possono facilmente ottenereda latre fonti come noci, semi di chia, semi e olio di lino. Conoscendo il problema le persone potranno gestire meglio la propria alimentazione, anche in base alle proprie conoscenze e opinioni.

Fonte:

Schartup, A.T., Thackray, C.P., Qureshi, A. et al. Climate change and overfishing increase neurotoxicant in marine predators. Nature 572, 648–650 (2019) doi:10.1038/s41586-019-1468-9

Le proteine rappresentano un ampio gruppo di composti organici formati da sequenze di aminoacidi legate tra loro attraverso legami peptidici: possiamo immaginare gli aminoacidi come i mattoni per la costruzione delle proteine ed i legami peptidici come il collante che li tiene uniti tra loro. Le proteine sono soggette ad un continuo processo di demolizione e sintesi (il cosiddetto turnover proteico) attraverso il quale l’organismo è in grado di rinnovarsi continuamente. Questo processo permette anche di rimpiazzare gli aminoacidi utilizzati a scopo energetico o riparativo. La quota di aminoacidi che quotidianamente vengono degradati si attesta mediamente intorno ai 30-40 g/die; questa quota, chiamata quota proteica di logorio, dev’essere introdotta quotidianamente con la dieta, dato che l’organismo non dispone di riserve proteiche. Tutte le proteine presenti nel nostro corpo (circa il 12-15% della massa corporea) sono infatti funzionali.

Gli aminoacidi coinvolti nella sintesi proteica sono 20 e tra questi otto sono essenziali: leucina, isoleucina, valina, lisina, metionina, treonina, fenilalanina, triptofano; durante l’accrescimento altri due aminoacidi, l’arginina   l’istidina diventano essenziali. Il termine essenziali sta ad indicare l’incapacità dell’organismo di sintetizzare questi aminoacidi a partire da altri aminoacidi. Questi aminoacidi devono essere pertanto introdotti con la dieta. Gli alimenti di origine animale hanno il profilo aminoacidico migliore perché generalmente presentano tutti gli aminoacidi essenziali in buone quantità. A differenza di questi, gli alimenti di origine vegetale presentano solitamente carenze di uno o più aminoacidi essenziali, anche se queste mancanze possono essere superate attraverso giuste associazioni alimentari (ad esempio pasta e fagioli). Si parla in questo caso di mutua integrazione, dato che gli aminoacidi di cui è carente la pasta vengono forniti dai fagioli e viceversa.

CALORIE: Il potere energetico delle proteine è di 4,35 Kcal per grammo. Normalmente viene assorbito il 92% delle proteine introdotte con la dieta (il 97% di quelle animali ed il 78% di quelle vegetali). Ne consegue le proteine forniscono al nostro corpo in media 4 Kcal per grammo.

Digestione delle Proteine

A livello gastrico (stomaco) le proteine subiscono una parziale degradazione in amminoacidi (grazie all’azione del succo gastrico e dell’acido cloridrico) che verrà completata nella prima parte dell’intestino tenue (duodeno). Per ottimizzare digestione e assorbimento è bene:

  •  evitare di associare proteine di diversa provenienza (uova e formaggi, oppure latte e carni)
  • evitare di associare proteine con un pasto ricco di carboidrati (una piccola quantità, come un pezzo di pane è ovviamente tollerata)
  • abbinando piccole dosi di alimenti acidi come il succo di limone o aceto
  • associare al pasto proteico un po’ di verdura che oltre ad evitare fenomeni di putrefazione intestinale, grazie all’elevato apporto di vitamine e mineralifavorisce l’azione enzimatica

Funzioni delle proteine

Vediamo quali sono i ruoli principale delle proteine nell’organismo:

  • La principale funzione delle proteine è quella di rifornire gli aminoacidi necessari per i processi di rinnovamento dell’organismo stesso (funzione plastica).
  • Le proteine sono altresì depositarie del codice genetico (DNA e RNA del nucleo cellulare)
  • Fungono da trasportatori (carrier) di varie sostanze presenti nel sangue (emoglobina, ormoni ecc.).
  • Fungono da neurotrasmettitori (serotonina)
  • Intervengono nella coagulazione del sangue.
  • Sono necessarie per la contrazione muscolare e per la difesa immunitaria dell’organismo.
  • Sono precursori di enzimi che regolano le velocità delle reazioni e che intervengono nei vari metabolismi del corpo.
  • Le proteine hanno in particolari condizioni anche funzione energetica, ma in una alimentazione bilanciata questo ruolo è marginale. Questo processo è invece attivo durante il digiuno prolungato o durante un’attività fisica prolungata e/o molto intensa, quando gli aminoacidi a catena ramificata (leucina, isoleucina, valina) vengono degradati a scopi energetici.

Quante proteine in una dieta equilibrata?

Abitualmente viene consigliato di assumere durante l’arco della giornata una quantità di proteine pari a circa il 15-20% dell’apporto calorico giornaliero totale pari a 0,8-1 g di proteine per Kg di peso corporeo. Queste dovrebbero derivare per i 2/3 da prodotti di origine animale e per 1/3 da prodotti di origine vegetale. Inoltre, il fabbisogno di proteine è inversamente proporzionale all’età: 2 g/kg/die nel neonato, 1.5 g/kg/die a 5 anni, 1.2 g/kg/die in età adolescenziale e adulta;

Le proteine sono tutte uguali?

La quantità di proteine non è l’unico parametro importante; affinché un’alimentazione possa ritenersi equilibrata occorre considerare anche la qualità proteica.

Le carni

In riferimento al colore si distinguono: carni bianche, rosse e nere.

  • Carni bianche, sono le carni di animali giovani (vitello, capretto, agnello, suino), volatili (pollo e tacchino). Sono così definite per la scarsa presenza di emoglobina e mioglobina, che sono rispettivamente i pigmenti rossi del sangue e dei muscoli.
  • Carni rosse sono quelle degli animali adulti (bue, cavallo, montone). Sostanzialmente contengono una maggiore quantità di ferro.
  • Le carni nere comprendono tutta la selvaggina a pelo (cinghiale, capriolo, lepre, ecc.) e a penne (pernice, quaglia, beccaccia, ecc.). Questi animali vivono e si muovono  in spazi molto più ampi rispetto a quelli degli animali precedentemente considerati.

Per evitare la distruzione o la dispersione delle vitamine contenute nelle carni, occorre adottare metodi di cottura appropriati. Il valore nutritivo della carne cotta (consumata con il liquido di cottura) è di poco inferiore a quello della carne cruda. Grazie alla presenza di sostanze “lipotrope” (betaina, colina, metionina, inositolo) la carne risulta estremamente utile nella cura e prevenzione di affezioni epatiche, diabete, arteriosclerosi, ipertensione. Va invece usata con prudenza nella dieta di artritici, gottosi o nefropatici, per la presenza delle purine (particolarmente abbondanti negli organi ghiandolari: animelle e fegato) che danno luogo, tra i prodotti di eliminazione, all’acido urico. E’ bene precisare che l’organismo umano sano è in grado di sintetizzare composti purinici secondo le sue necessità, mentre in determinate condizioni patologiche ne produce un eccesso (dando origine alle manifestazioni gottose).

Il pesce

Il pesce è un alimento ad alto valore nutritivo. E’  in genere un alimento meno inquinato della carne, tuttavia anche i prodotti ittici possono contenere sostanze tossiche. L’inquinamento batterico può interessare i mitili o cozze, animali che filtrano grandi quantità d’acqua e così facendo trattengono microrganismi patogeni. Se consumati crudi possono trasmettere malattie infettive come il colera, l’epatite virale o il tifo. L’altro tipo di inquinamento è legato alla presenza nel mare di metalli tossici come mercurio, rame, piombo, cadmio, sostanze che vengono assunte dai pesci e sono presenti  in misura sempre maggiore passando dai pesci di piccola taglia a quelli più grandi.  Requisito essenziale per una buona qualità del pesce è la sua freschezza. Questa può essere valutata dall’odore, dalla consistenza, dall’aspetto delle squame e dell’occhio. Di frequente si acquista pesce congelato, la cui qualità può essere paragonabile a quella del pesce fresco. Occorre solo fare attenzione a non acquistare pesce scongelato che viene spacciato per pesce fresco: in tal caso  il pericolo di intossicazione è reale.

I formaggi

Costituiscono indubbiamente l’alimento a più alto valore nutritivo (plastico, energetico, regolatore) dato che contengono in forma concentrata la maggior parte dei principi nutritivi del latte. Alcuni tipi, particolarmente ricchi di grasso, creano qualche difficoltà alla digestione, in quanto i lipidi formano uno strato impermeabile che impedisce ai succhi gastrici di attaccare la caseina. Per evitare un tale inconveniente è necessaria un’adeguata masticazione o, nel caso dei bambini in tenera età, l’utilizzo di formaggio grattugiato. In realtà le eventuali difficoltà digestive si manifestano solo a livello di stomaco, dato che nell’intestino l’assorbimento è pressoché completo (90%). Le persone che seguono diete ipocaloriche, o che hanno difficoltà digestive, è bene si orientino verso i formaggi magri (fino al 20% di grassi), specialmente se sono presenti  disfunzioni renali o cardiache. Il formaggio risulta più indicato nelle persone dispeptiche, sofferenti di enterite, enterocolite (per le qualità antifermentative) e gottose (per la mancanza di purine). Le proteine dei formaggi sono di buona qualità, superiori a quelle della carne. I sali minerali maggiormente presenti sono calcio e fosforo, che però non sempre sono assorbiti in modo ottimale. I formaggi contengono in genere un eccesso di fosforo che porta alla  formazione di fosfati di calcio poco assimilabili.

Le uova

L’uovo è un alimento ad alto valore nutritivo. Contiene l’albume e il tuorlo. Il primo è costituito da acqua e proteine (una di queste è l’ovoalbumina che, se somministrata ai bambini sotto l’anno di età, può causare fenomeni allergici come prurito, vomito, diarrea). Anche il tuorlo è ricco di proteine. Nessun’altra proteina presente in altri cibi può essere utilizzata così completamente come quelle dell’uovo, specialmente se viene utilizzato intero (albume e tuorlo). L’uovo contiene molti minerali: calcio, ferro, potassio, fosforo, ma anche cobalto e rame.  Le vitamine maggiormente presenti sono la vitamina A, le vitamine B1 e B2, la vitamina PP e la biotina. La sua digeribilità è tanto maggiore quanto più è fresco (cioè deposto da non più di una settimana e conservato in frigorifero a una temperatura di 4 °C). Questo però dipende anche molto da come viene cucinato. Il metodo migliore per servire l’uovo a tavola, esaltando tutte le sue proprietà, è quello di cuocerlo senza grassi, con l’albume rappreso e il tuorlo morbido.  Al consumo delle uova devono prestare attenzione solo coloro che soffrono di calcolosi biliare.

I principali legumi

I legumi, in particolare quelli secchi, rappresentano indubbiamente la maggior fonte di proteine vegetali. L’elevato contenuto glucidico conferisce ai legumi un buon potere energetico, ma l’alta percentuale di fibre presenti  ne ostacola la digestione e l’assorbimento. I lipidi sono presenti in quantità relativamente modeste (anche se la loro carenza viene spesso integrata dai condimenti utilizzati nella loro preparazione). Tra le vitamine presenti, particolarmente abbondante risulta la B1. I legumi costituiscono inoltre un’ottima fonte di ferro (paragonabili alle carni) e di potassio; discreto anche il contenuto in calcio e altri elementi minerali. Classificando i legumi in  base alle loro caratteristiche nutrizionali, al primo posto troviamo i ceci per il discreto indice chimico delle proteine, per le molteplici proprietà terapeutiche (diuretiche, antisettiche, vermifughe). Il secondo posto spetta ai fagioli, che riducono la glicemia e sono indicati anche per astenie, anemie, diabete, età dello sviluppo e senescenza. Al terzo posto ci sono le fave che hanno contenuto e qualità proteica analoga a quella dei ceci. Vengono poi  piselli e lenticchie che, avendo un discreto contenuto purinico, risultano controindicati per uricemici e gottosi. Anche nelle diete per individui sani, piselli e lenticchie non devono essere associati ad alimenti contenenti elevate quantità di purine (come carni e frattaglie).  E’ bene consumare i legumi sotto forma di purè, utilizzando parte dell’acqua di cottura (ricca di sali minerali e vitamine) opportunamente mescolata con pasta o riso. Così facendo:

  • aumenta il valore nutritivo (le proteine dei cereali e dei legumi si integrano);
  • aumenta la digeribilità e l’assorbimento (i succhi gastrici e intestinali li aggrediscono più facilmente se non sono protetti dalla buccia e si trovano diluiti in altri alimenti);
  • si riduce il gonfiore e la fermentazione intestinale.

Spesso si manifesta come un’allergia cutanea con manifestazioni sulla pelle. La forma da contatto è assai studiata perché sempre più utensili e bigiotteria contengono questo metallo.

Da un punto di vista scientifico ci viene detto che questa forma allergica è una forte reazione (spropositata) da parte dei linfociti T (una particolare famiglia di globuli bianchi) e proprio i testi ci dicono che il corpo riconoscendo come “nemico” un alimento o un oggetto che contiene il nichel, inizia  la sua battaglia.

Un’altro aspetto è che quasi mai la battaglia viene scatenata al primo contatto ma, in genere, passa un pò di tempo prima che l’organismo venga sensibilizzato. Il punto è che, quando la battaglia si scatena la sintomatologia diviene invalidante e il metallo, che è nascosto praticamente dappertutto, pone limiti pesanti agli alimenti che possono venire consumati. Sopraggiunge il terrore di consumare qualsiasi cosa, si inizia a perdere peso e si può arrivare ad avere carenze nutrizionali importanti legate al   “togliere tutto”.

A questo punto è fondamentale fare il punto della situazione, comprendere come in realtà stanno le cose (la verità è ben lontana dal comune pensare) e attuare una possibile strategia di uscita.

Il problema NON E’ il NICHEL! Il problema reale è la reazione sproporzionata del sistema immunitario, scatenata e mantenuta da una profonda irritazione continua e silenziosa (quella che oggi viene definita dagli esperti la infiammazione cronica silente). questo è un concetto che la medicina clinica convenzionale non ha ancora ben metabolizzato, ma che la medicina non convenzionale e la biologia accademica ha ormai ben compreso.

Torniamo quindi a quella che gli addetti ai lavori chiamano infiammazione cronica silente. Questa è anche la causa profonda di tutte le forme di allergia e sensibilizzazione la cui eliminazione è la vera soluzione al problema. Oggi è ormai assodato che l’origine dello scompenso immunitario origini dall’intestino e dall’intestino si rifletta su tutto l’organismo: attraverso il sangue la reazione immunitaria originata a livello della parete intestinale viene diffusa ad organi ed apparati anche molto lontani tra loro.

In realtà quella che si presenta come un’allergia al nichel è il sintomo spia di un problema nascosto e datato nel tempo. Il tutto è legato ad una situazione infiammatoria cronica di basso grado (quindi con scarsi e sfumati sintomi) a livello della nostra parete intestinale. Oggi si è scoperto che le cause dell’infiammazione sono diverse e tra loro agoniste: lo stress (grazie ad un  delicato intreccio ormonale), un cattivo stile di vita, farmaci assunti con eccessiva leggerezza e una cattiva alimentazione (tutto questo attraverso una modifica della normale popolazione della normale flora batterica intestinale).

Quale può essere la strategia di uscita adeguata?

Prima di tutto bisogna comprendere che ci vuole tempo e le giuste azioni.  Non possiamo pensare che un problema insorto lentamente possa regredire in un attimo. Gli organi chiave in questo delicato equilibrio sono l’intestino e il sistema immunitario: ripristinare l’armonia anatomica e funzionale di questi apparati richiede tempo e lavoro. Certamente non possiamo pensare che la crema al cortisone che ci potrebbe venire proposta per i disturbi dell’allergia al nichel sia sufficiente! Potrà talvolta essere anche utile per alleviare sintomi particolarmente fastidiosi, ma la strada da percorrere va molto più in profondità.

Ma quale sono quindi le tappe chiave di questo percorso di guarigione? 

Ecco i punti essenziali:

Rimuovere le cause scatenanti. Abbiamo detto che le cause sono molteplici e sinergiche tra loro e dovremo quindi agire su tutti i fattori in gioco (stress eccessivo, cattiva alimentazione, farmaci, stile di vita) cercando di capire se tra essi c’è un protagonista particolarmente attivo che richiederà una nostra particolare attenzione. Dovremo eliminare tutti gli alimenti fonte di infiammazione  per almeno tre mesi (glutine, farine, zucchero, cereali, legumi, frutta dolce, latte e derivati, alcolici, caffè, cioccolato, pomodoro, soia, spezie piccanti, semi oleosi). In tale fase può essere molto utile l’esecuzione di un test di intolleranza alimentare ben fatto che ci aiuterà a capire quali alimenti sono particolarmente in gioco in ciascuno di noi, in modo da limitare gli alimenti vietati.

Contemporaneamente dovremo spostare l’alimentazione verso una modalità alcalinizzante e supplementare l’organismo con grassi sani, proteine fresche e prevalente vegetali.

Allo stesso tempo dovremo lavorare sul ripristino dell’integrità della barriera intestinale con prodotti ricchi in  acido butirrico e sul ripristino della normale flora batterica intestinale con i giusti prebiotici e probiotici.

Da non trascurare la lotta contro la sedentarietà (è fondamentale iniziare a coltivare una sana e normale attività fisica) e la correzione dei cattivi stili di vita: gli eccessi (di per sé dannosi), possono essere anche accettati purché moderati e sporadici.

Di fondamentale importanza è la attenta analisi delle eventuali terapie farmacologiche in corso. Troppo spesso le persone assumono con disinvoltura farmaci spesso inutili, se non addirittura dannosi.

Solo una volta risolto lo stato infiammatorio intestinale si potrà procedere alla reintroduzione dei vari alimenti, rivista in un’ottica personalizzata e valutando la reazione che l’organismo avrà verso ciascuno di essi.

In tutto questo contesto, la somministrazione di ozono, ad esempio per via rettale o, nelle forme più impegnative anche con la modalità della autoemoinfusione, viene ad assumere una valenza particolarmente importante per un più rapido e solido successo.

Un recente studio dell’Università di Edimburgo indica che le persone con fattori di rischio vascolare per cardiopatia, come diabete, ipertensione e obesità, hanno anche maggiori probabilità di sviluppare demenza.
I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 9.772 adulti, con un’età compresa tra i 44 e i 79 anni, che si erano sottoposti ad almeno una risonanza magnetica cerebrale e avevano fornito informazioni sulla loro salute e cartelle cliniche per l’analisi.

Ne è emerso che, ad esclusione dell’ipercolesterolemia, tutti gli altri fattori di rischio vascolare – fumo, ipertensione, diabete e obesità – erano presenti anche nei pazienti affetti da demenza.

Le correlazioni maggiori tra i fattori di rischio cardio-vascolare e le problematiche cerebrali sono state osservate in aree cerebrali note per essere responsabili delle capacità di pensiero più complesse e che si deteriorano durante lo sviluppo della malattia e della demenza da Alzheimer.  I fattori di rischio per cardiopatia sembrano influire negativamente sulla salute del cervello sia durante la mezza età che successivamente. Le modifiche strutturali cerebrali associate a deterioramento cognitivo, aumentano inoltre con ciascun ulteriore fattore di rischio vascolare, anche negli adulti che altrimenti appaiono sani. Fumo, ipertensione e diabete sono stati i tre fattori di rischio vascolare che hanno mostrato le associazioni più costanti con qualsiasi differenza nella risonanza magnetica.

Fonte: European Heart Journal 2019

Aminoacidi, vitamine, minerali e microelementi hanno un ruolo fondamentale per la perdita di peso

Se ingrassiamo o se rimaniamo snelli dipende sostanzialmente da un determinato assetto ormonale e questa è anche la chiave per il dimagrimento: grazie ad un’assunzione mirata di alcuni aminoacidi, stimoliamo l’organismo a produrre in misura sufficiente gli ormoni per farci rimanere snelli naturalmente e in armonia con le necessità del nostro corpo. Un importante ormone che aiuta a mantenersi snelli è l’ormone della crescita (STH). Questo ormone viene prodotto durante il sonno, innalza la sintesi proteica e favorisce lo smaltimento del grasso. Le persone in sovrappeso sono caratterizzate da concentrazioni ridotte di STH. Determinati amminoacidi hanno dimostrato di avere esattamente questo effetto, se assunti di notte a stomaco vuoto e in quantità sufficienti: favoriscono il rilascio di STH.

Gli aminoacidi con queste proprietà sono:

  • arginina
  • glutammina
  • metionina

Inoltre, per la sintesi dell’ormone della crescita, sono necessarie anche la vitamina B6, la vitamina B12 e lo zinco.

Le ricerche hanno evidenziato che in caso di obesità è probabile che sia presente una carenza di carnitina

Quindi un apporto di carnitina (integrazione alimentare) può essere sicuramente utile. La carnitina è un biovettore (elemento di trasporto) sintetizzato nel fegato a partire da un precursore sintetizzato nei reni dagli amminoacidi essenziali lisina e metionina. La carnitina trasporta gli acidi grassi a catena lunga attraverso la membrana interna dei mitocondri, mentre gli acidi grassi a catena corta e media penetrano anche senza questo vettore.

Carnitina come brucia grassi

La carnitina accelera il trasporto degli acidi grassi e li avvia alla combustione metabolica. La conseguenza: l’organismo brucia i grassi (invece di immagazzinarli). Grazie al suo effetto brucia grassi, questa sostanza viene utilizzata per la riduzione del peso corporeo. La formazione di carnitina avviene in 5 fasi di sintesi con la partecipazione dei cofattori essenziali che sono: la vitamina B6, la vitamina B12, la niacina e l’acido folico. La carenza di uno solo degli elementi sopracitati può comportare una biosintesi limitata. Una sua carenza comporta una riduzione nello smaltimento degli acidi grassi. Inoltre, la L-carnitina, in qualità di substrato della carnitina palmitoiltransferasi (CPT), svolge un ruolo centrale oltre che nella regolazione del metabolismo dei grassi, anche in quello dei carboidrati. Ciò significa che: «Limitazioni nella disponibilità di L-carnitina non si riconoscono solo dalla capacità di adattamento del metabolismo lipidico. Sono coinvolti anche il metabolismo dei carboidrati e quello delle proteine. Come conseguenza potrebbero presentarsi un ridotto tasso glicemico e una maggiore degradazione delle proteine.»

Ci sono inoltre i lavori che dimostrano che l’assunzione di carnitina aumenta anche la mobilitazione degli acidi grassi provenienti dagli adipociti (cellule adipose) favorendone lo smaltimento. Vi sono inoltre dati a sufficienza su 7 modelli animali che dimostrano chiaramente che, durante una dieta ipocalorica, una supplementazione di carnitina porta ad una significativa riduzione del contenuto di grasso corporeo, rispetto al placebo, favorendo nel contempo l’aumento di massa muscolare magra.

La glutammina contrasta l’accumulo di grassi

La glutammina può essere convertita in glucosio dai reni senza influenzare i valori di insulina e glucagone. In questo modo contribuisce altresì alla produzione di energia che, a sua volta, consente di evitare gli accumuli di grasso provocati dall’insulina. Essa contrasta l’accumulo dei grassi introdotti con l’alimentazione ed è quindi un aiuto nella regolazione del peso corporeo. E’ stato dimostrato che, in caso di alimentazione ricca di grassi, un’assunzione supplementare di glutammina può comportare una riduzione del grasso corporeo. Inoltre la glutammina riduce il desiderio di zuccheri e alcool. Anche le vitamine B sono importanti per la combustione dei grassi. Sono inoltre un vero e proprio nutrimento per il sistema nervoso (elemento da non sottovalutare per coloro che desiderano dimagrire). Le vitamine B riboflavina (B2), niacina (B3), acido pantotenico (B5), biotina (B7) e cobalamina (B12) sono necessarie per il buon funzionamento del metabolismo e stimolano lo smaltimento del grasso corporeo. La vitamina B2 agisce in modo particolarmente veloce nei confronti della combustione dei grassi poiché trasforma rapidamente proteine, carboidrati e grassi in energia. Un ruolo simile ha anche l’oligoelemento zinco che è fondamentale per il funzionamento del metabolismo proteico. Gli aminoacidi possono svolgere i loro importanti compiti nel metabolismo dei grassi solo con un sufficiente apporto di zinco.