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Spesso i dolori alla colonna vertebrale sono la spia di problemi in altre parti del corpo.

Altrettanto spesso non prestiamo la giusta attenzione alla nostra colonna vertebrale ed altrettanto spesso consideriamo i dolori che la colpiscono esclusivamente come forme localizzate alla colonna vertebrale stessa. Ecco, in figura, una mappa delle corrispondenze tra i punti della colonna vertebrale ed i nostri organi.  Ogni manifestazione dolorosa che interessa un determinato punto della spina dorsale, può così metterci in guardia riguardo ad un problema che sta interessando un determinato organo del nostro corpo. Secondo gli osteopati ed i posturologi, almeno il 70% delle comuni emicranie sono riconducibili a problemi relativi alla spina dorsale.  In maniera del tutto analoga, molti problemi alla vista, ronzio nelle orecchie, difficoltà nel deglutire il cibo, potrebbero essere causati da una disfunzione di uno o più dischi intervertebrali che si ripercuotono indirettamente su quelle parti dell’organismo.  Ogni volta che hai un senso d’intorpidimento o dolore alle mani, o altro ancora, oltre ai classici e dovuti accertamenti diagnostici, prendi in considerazione l’ipotesi di una disfunzione dell’organo corrispondente, che puoi desumere dalla mappa riportata in figura.  Problemi allo stomaco, all’intestino o al cuore potrebbero essere collegati a una disfunzione o ad una spina irritativa di una delle vertebre situate a livello toracico. Disturbi legati alla porzione lombare della colonna vertebrale, non solo possono provocare il classico mal di schiena nella porzione inferiore della schiena, ma possono causare dolori alle gambe, all’anca sino ad alterare la postura e l’andatura.

 

Dettagli

La dieta fibromialgia: è un’alimentazione costituita  soprattutto da frutta, verdura, noci germinati e carne biologica.

  • Verdura verde – Fornisce minerali essenziali, come ad esempio il magnesio.
  • Proteine  – forniscono i substrati per un’ottimale attività i muscolare.
  • Alimenti fermentati,  yogurt, kefir o crauti  – Prevengono la candidosi, una delle probabili cause principali della fibromialgia.
  • Grassi Omega 3 – Riducono l’infiammazione e, quindi,  il dolore associato alla fibromialgia.
  • Antiossidanti, come le vitamine A, C, E – Contenute soprattutto nella frutta e verdura.

Alimenti da evitare

  • Glutine – Può causare problemi autoimmuni ed è pro-infiammatorio.
  • Ogni potenziale allergene alimentare – Testare con le diverse modalità a disposizione gli alimenti ed eliminare gli intolleranti dalla propria dieta. Allergeni comuni sono: glutine, crostacei, prodotti latto-caseari, arachidi.
  • Zucchero – Aumenta dolore e infiammazione.
  • Alimenti lavorati ed addittivi alimentari – Contengono sostanze chimiche dannose per  la salute.
  • L’eccesso di alcol e caffeina – Oltre ai danni diretti, causano carenze di minerali e disidratazione.

Ecco cinque validi  rimedi naturali per la fibromialgia:

  1. Magnesio (500 mg al giorno): Aiuta a rilassare i nervi e muscoli.
  2. Olio di pesce (1.000 mg al giorno): Possiede buone proprietà anti-infiammatorie.
  3. Vitamina D3 (5,000IU al giorno): la carenza di vitamina D favorisce le problematiche  autoimmuni.
  4. Rhodiola e Ashwagandha (500-1000 mg al giorno): migliorano il metabolismo e riducono lo stress.
  5. Modificare lo stile di vita: Cambiare le abitudini quotidiane migliora i sintomi della fibromialgia. L’obiettivo è quello di ridurre lo stress e fare esercizio fisico in modo naturale e piacevole.

Counseling emozionale:
Molte persone affette da fibromialgia hanno subito traumi emotivi e lavorare sulle proprie emozioni e pianificare attività rilassanti, favorirà notevolmente il processo di guarigione.

Oli essenziali per la fibromialgia

  • Olio di Helichrysum:  Migliora la circolazione e favorisce la guarigione del tessuto nervoso.
  • L’olio di lavanda è ottimo per ridurre lo stress emotivo. Fare dei massaggi, anche casalinghi,  aiuterà a ridurre il dolore.

Quanto è comune l’osteoartrosi?

L’osteoartrosi rappresenta la patologia articolare più frequente. E’ più comune nell’anziano ed è responsabile dell’insorgenza di invalidità e dolore in età geriatrica. L’artrosi colpisce  tutte le articolazioni e le strutture ossee , dalle piccole articolazioni delle dita alla colonna vertebrale Tra le grosse articolazioni, il ginocchio è quella più comunemente interessata, seguito dall’anca. L’osteoartrosi di queste due articolazioni colpisce il 10-25% della popolazione oltre i 65 anni di età. E’ difficile stabilire l’esatta prevalenza dell’osteoartrosi nella popolazione, in quanto essa varia ampiamente in funzione del fatto che, come criteri di inclusione, vengano considerati i segni clinici ed i sintomi o le alterazioni radiografiche.

 Quali sono i principali segni e sintomi dell’osteoartrosi?

Un’articolazione affetta da osteoartrosi tende a mostrarsi più larga rispetto ad un’articolazione sana. Ciò sembra dovuto alla crescita di osteofiti marginali, cioè di osso deformato e prodotto in eccesso. Nell’osteoartrosi progressiva grave possono anche essere presenti deformità quali varismo del ginocchio o flessione fissa dell’anca. Spesso è rilevabile dolorabilità a livello della rima articolare e dei tessuti molli periarticolari quali la borsa anserina del ginocchio. Può essere presente un piccolo versamento freddo. La mobilità articolare può mostrarsi limitata e spesso possono essere apprezzati scrosci rudi; tali scrosci articolari possono essere percepiti tramite palpazione dell’articolazione interessata, ma possono talora anche essere uditi. I sintomi dell’osteoartrosi includono dolore correlato all’uso dell’articolazione, presente sia durante che subito dopo il movimento e che generalmente regredisce con il riposo. Il dolore artrosico presenta un esordio insidioso e può avere intensità variabile. Viene descritto come un dolore profondo e sordo, simile al mal di denti, o come dolore brusco e di forte intensità. Nei casi più gravi e progressivi di osteoartrosi, il dolore diventa più persistente e si presenta anche durante l’inattività ed il riposo notturno. La rigidità che segue il riposo dell’articolazione (es. rigidità mattutina) è un altro sintomo comune. Tale rigidità è di breve durata (solitamente 15-30 minuti). Questo fenomeno viene talvolta definito “gelificazione” articolare.

Quali sono le tappe nel trattamento di un paziente con osteoartrosi?

– Ridurre il dolore

– Ottimizzare la funzione

– Fornire educazione ed informazione

– Istruire circa la prevenzione nei confronti di ulteriori danni articolari

Il primo passo consiste nel fornire informazioni ed educare il paziente circa l’osteoartrosi e la sua probabile prognosi. Quanto più un paziente è messo in condizione di comprendere la patologia da cui è affetto, più risulterà in grado di far fronte ai problemi di una malattia cronica potenzialmente dolorosa. A tale scopo, alcuni dei punti da sottolineare sono:

– La natura di questa condizione

– La sua probabile prognosi favorevole

– Le modificazioni dello stile di vita (calo ponderale nei soprappeso, pratica di  attività fisica adeguata, uso di calzature comode)

– Le innumerevoli opportunità terapeutiche attualmente disponibili.

I pazienti devono altresì essere istruiti circa le strategie locali per il sollievo del dolore (es. farmaci, impacchi caldi o freddi, creme e cerotti fino alle iniezioni intra-articolari). Se il dolore è più forte si può ricorrere ad analgesici più potenti, da soli oppure in associazione. Un appropriato trattamento fisioterapico è sempre indicato.

Qual è il ruolo degli analgesici semplici nell’osteoartrosi?

L’analgesia semplice con Paracetamolo, secondo le Linee Guida Eular (Punto4), se non vi sono controindicazioni, viene consigliata come primo approccio per il trattamento farmacologico del dolore. Ma qualora il dolore fosse più intenso di quello che è la possibilità del farmaco di controllarlo e possibile associarla ad altri analgesici (es Tramadolo o Codeina) Scopo dell’impiego di qualsiasi analgesico è quello di migliorare la qualità di vita del paziente riducendo il dolore provocato dalle normali attività della vita quotidiana (dalle attività domestiche a quelle di svago). Il farmaco analgesico va sempre scelto in base all’entità del dolore e alle caratteristiche del paziente. Può essere utile raccomandare al paziente di assumere l’analgesico in via preventiva prima di svolgere l’attività programmata, questo nel caso le manifestazioni dolorose si presentino solo in tali occasioni; in questo modo, il dolore eviterà di manifestarsi ed il paziente non sarà obbligato ad interrompere l’attività (per es. riabilitazione, ginnastica etc). E’ opinione di molti comunque che anche in questi casi il paziente dovrebbe assumere il farmaco analgesico regolarmente.  Non vengono più consigliate le associazioni di paracetamolo con FANS, in quanto i preparati sopra menzionati (oppiacei deboli e paracetamolo), oggi in commercio, hanno una migliore azione analgesica, minori effetti collaterali e sono pressoché privi di controindicazioni. Va ricordato che gli analgesici vanno sempre assunti con regolarità.

Qual è il vantaggio di utilizzare FANS anziché analgesici semplici?

I FANS sono farmaci che possiedono un effetto antinfiammatorio, oltre che analgesico. Proprio per la loro attività sulla flogosi vengono utilizzati in quelle fasi della malattia artrosica nelle quali vi sia una condizione infiammatoria nelle articolazioni coinvolte (es. nelle fasi di sviluppo e nelle riaccensioni). Da un punto di vista clinico i pazienti con malattia in fase infiammatoria trattati con FANS traggono maggiore beneficio rispetto a coloro che usano analgesici semplici o in combinazione fissa. Poiché i FANS sono associati ad effetti collaterali anche gravi, in particolare a carico del tratto gastrointestinale e della funzionalità renale, andrebbero prescritti quando il rapporto rischio/beneficio risulti favorevole. Evidenze cliniche dimostrano che vi è una risposta individuale ai FANS; alcuni pazienti, infatti, riferiscono un sollievo dal dolore e dalla rigidità mattutina considerevolmente maggiore, mentre altri non osservano differenze rispetto alla terapia con analgesici. Circa il 60% dei pazienti risponde bene alla somministrazione di un qualsiasi FANS, mentre il restante 40% risponde solo ad alcuni di essi. Se un FANS non risulta efficace quando prescritto a dosi terapeutiche entro 2-3 settimane, è necessario rivalutare il trattamento eventualmente con altri preparati.

Le iniezioni intra-articolari di steroidi possono essere utili nell’osteoartrosi?

Sì. Riducono il dolore ed aumentano la flessibilità articolare. Tali iniezioni possono essere particolarmente efficaci nell’alleviare il dolore che origina dall’articolazione trapezio-metacarpale del pollice. Anche a livello del ginocchio un ciclo di infiltrazione può indurre sollievo per diversi mesi. La terapia infiltrativa risulta più efficace se associata ad un programma di esercizi volti a rinforzare la muscolatura para-articolare. Le infiltrazioni a livello dell’anca sono altrettanto efficaci ma devono essere preferibilmente eseguite sotto controllo ecografico e utilizzando acido ialuronico

E le infiltrazioni con acido ialuronico?

L’acido ialuronico è presente nel liquido sinoviale ed è secreto dai sinoviociti. In condizioni fisiologiche, esso presenta un peso molecolare elevato che conferisce al liquido sinoviale un’elevata viscosità. Agisce come “lubrificante” e come “cuscinetto” protettore delle articolazioni contro i traumi fisici; si ritiene che esso svoga anche una funzione importante nella riparazione della cartilagine articolare.  L’iniezione di acido ialuronico in un’articolazione artrosica, patologia nella quale si osserva una riduzione della viscosità del liquido sinoviale, permette di riportare l’ambiente intra-articolare ad una condizione più vicina alla norma. Sebbene tale procedura possa sembrare assai adeguata dal punto di vista teorico, nella pratica la sua efficacia è ridimensionata dalla rapida clearance della sostanza.

L’ossigeno-ozono può essere utile in questo caso?

Anche nel dolore articolare da artrosi l’utilizzo dell’ozono , che ha un notevole effetto antiinfiammatorio può dare buoni risultati sopratutto quando utilizzato contemporaneamente o subito dopo un ciclo infiltrativo con acido ialuronico. Alcuni vantaggi dell’utilizzo dell’ozono sono la assenza di controindicazioni e la possibilità di eseguire ripetuti cicli infiltrativi senza che il farmaco danneggi la cartilagine articolare e i ligamenti, al contrario dei cortisonici.

Nei pazienti con osteoartrosi è giustificato l’utilizzo di analgesici oppiacei?

Certamente sì. Il dolore cronico rappresenta esso stesso una malattia e come tale va trattato. Nei pazienti che non hanno beneficio dall’uso degli analgesici semplici e/o dei FANS o nei quali è necessario un trattamento per lunghi periodi di tempo, è consigliabile l’utilizzo di analgesici puri (oppiacei).  Non vi è evidenza di fenomeni di dipendenza né di tolleranza se usati in modo appropriato. Tutti gli oppiacei presentano un effetto collaterale noto: la stipsi. Tale disturbo è agevolmente evitabile se viene associato un lassativo (es. macrogol). La potente azione analgesica esercitata da questi farmaci può essere efficacemente sfruttata nelle fasi di acuzie della malattia ma anche nel lungo termine, nei pazienti non che non verranno inviati all’intervento chirurgico.  Il sollievo dal dolore è altresì utile per permettere al paziente di continuare un trattamento riabilitativo/fisioterapico efficace. Le diverse formulazioni (orali, sublinguali, transdermiche), l’indicazione per il trattamento del dolore cronico anche non oncologico e la possibilità di associazioni con paracetamolo o FANS (per periodi limitati) consentono una buona gestione della terapia.

In estrema sintesi, l’articolo riporta una falsa realtà e  stimola false credenze. I non addetti ai lavori cadono spesso in queste trappole e sono spesso vittime di simili venditori di fumo che, nel nome del  naturale, propongono in malafede le più varie forme di utopia. Se dovete partorire, rivolgetevi al vostro ginecologo (cercando semmai di selezionare un buon professionista), chiedetegli quello di cui avete bisogno ed affidatevi a lui con fiducia (lui sa quello che è meglio per voi!).

Ricordate sempre che anche il cianuro, la stricnina, il veleno di serpente e molto altro, sono tutti ottimi prodotti naturali, per non parlare poi di quanto era alta la mortalità negli anni in cui il parto era veramente naturale!

Articolo:

Il parto naturale non è solo la scelta di future mamme legate alle discipline zen, non dobbiamo dimenticare che questo tipo di parto si chiama appunto naturale perchè il 90% della popolazione sulla terra è nata tra le mura domestiche, e non solo in paesi del Terzo Mondo. Per esempio in Olanda, il 33% delle donne sceglie questo tipo di parto seguita da un’ostetrica. In Italia invece solo lo 0,17 dei bambini nascono così a causa di una dilagante cultura della medicalizzazione.

E’ infatti stimato che la presenza delle ostetriche al momento del parto riduce le dosi di anestetici e antidolorifici e fa calare il numero di interventi chirurgici e di cesarei. Molte donne si agitano di più alla presenza di medici (la cosiddetta ‘ipertensione da camice bianco”) e anche questa ansia fa aumentare il numero dei cesarei.

Col passare del tempo si è diffusa la credenza che, senza aiuti esterni, il corpo della donna non funzioni a dovere per travagliare nel giusto modo. E’ ovvio che partorire fa male e nessuno lo può negare, ma i dolori del parto non sono fini a sè stessi come può esserlo un mal di denti o un’emicrania, sono dolori che portano alla creazione di qualcosa di stupendo, sono dolori finalizzati alla nascita del proprio figlio, e più si accettano come parte integrante di questo iter, più diminuisce il rischio di interventi chirurgici.

Se la partoriente fosse più consapevole del suo corpo e della sua immensa forza, saprebbe che quello stesso corpo è in grado, da solo, di produrre quegli ormoni che favoriscono il buon travaglio, ovvero le prostaglandine che ammorbidiscono la cervice dell’utero e l’ossitocina che provoca le contrazioni, oltre alle endorfine, vera manna contro i dolori. Tempo fa il ministro Livia Turco aveva proposta la possibilità di ‘epidurale per tutte’ ma esistono anche metodi naturali che mirano a farsi guidare dal dolore e non a sopraffarlo: ipnosi, idropuntura, parto in acqua,  sono solo alcune delle possibilità sulle quali la partoriente deve informarsi.

Quali esercizi di allungamento posso praticare?

Diversi esercizi possono aiutare a distendere, tonificare e rilassare la schiena. Sono utili per alleviare la lombalgia e prevenirne il ritorno. Durante questi esercizi, la respirazione deve essere libera, calma e profonda. L’inspirazione accompagna la contrazione muscolare, mentre l’espirazione accompagna la fase di rilassamento muscolare.

Soffro di lombalgia, quali sono gli esercizi che posso fare in casa?

In piedi, la schiena contro il muro senza appoggiare il resto del corpo, con i piedi leggermente divaricati.

Esercizio: sollevarsi fino a raggiungere l’altezza massima, alzando le braccia il più possibile e spingendo la testa verso l’alto, mento indietro. Mantenere la posizione per 6 secondi, quindi riposare per 6 secondi.

In piedi, con le gambe divaricate, le braccia tese, le mani appoggiate ad un mobile, schiena dritta, peso del corpo ripartito tra le mani e i piedi. Esercizio: tenendo la schiena dritta, spingere indietro il sedere e i piedi fino a che le gambe non siano a squadra rispetto all’allineamento tronco-braccia. Mantenere la posizione per 6 secondi, quindi riposare per 6 secondi.

Soffro di lombalgia, quali sono gli esercizi che posso fare in casa?

In piedi, con le gambe divaricate, le braccia tese, le mani appoggiate ad un mobile,  schiena dritta, peso del corpo ripartito tra le mani e i piedi.
Esercizio: tenendo la schiena dritta, spingere indietro il sedere e i piedi fino a che le gambe non siano a squadra rispetto all’allineamento tronco-braccia.
Mantenere la posizione per 6 secondi, quindi riposare per 6 secondi.

Soffro di lombalgia, quali sono gli esercizi che posso fare in casa?

Seduti su una natica, sul bordo anteriore di una sedia, di una panca o di un tavolo. Esercizio: aiutandosi con la mano, piegare la gamba verso la natica. Mantenere la posizione per 6 secondi, quindi riposare per 6 secondi. Ripetere l’esercizio 5 volte, quindi cambiare lato.

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Distesi sulla schiena, le braccia incrociate. Esercizio: girare la testa a destra, piegare la gamba destra, prendere il ginocchio destro con la mano sinistra e portarlo verso il suolo a sinistra. Mantenere la posizione per 6 secondi, quindi riposare per 6 secondi. Ripetere il movimento nell’altro senso: girare la testa a sinistra, piegare la gamba sinistra, prendere il ginocchio sinistro con la mano destra e portarlo verso la destra.

Soffro di lombalgia, quali sono gli esercizi che posso fare in casa?
In piedi, schiena dritta, mani sulle anche, una gamba tesa appoggiata su una panca, una sedia, un muretto o un gradino delle scale in base alla sua flessibilità. Esercizio: inclinarsi in avanti tenendo la schiena diritta. La punta del piede può essere spinta verso di sé per allungare il polpaccio.

Quali esercizi di tonificazione posso praticare

Soffro di lombalgia, quali sono gli esercizi che posso fare in casa?

Distesi bocconi su un tappeto, il palmo delle mani appoggiato sulle natiche. Esercizio: staccare quanto più possibile le gambe e la testa dal suolo. Le mani devono rimanere appoggiate sulle natiche. Mantenere la posizione per 6 secondi, quindi riposare per 6 secondi.

Soffro di lombalgia, quali sono gli esercizi che posso fare in casa?

In piedi, testa, schiena e natiche attaccate al muro, gambe in avanti. Esercizio: scivolare verso il basso come per sedersi, fermandosi quando le gambe sono piegate ad angolo retto. La schiena e la testa devono restare a contatto con il muro. Mantenere la posizione per più tempo possibile respirando profondamente.

Soffro di lombalgia, quali sono gli esercizi che posso fare in casa?

Distesi sulla schiena su di un tappeto, gambe flesse, piedi piatti sul suolo, braccia incrociate dietro la nuca. Esercizio: portare le ginocchia verso le spalle. Le mani non devono spingere la testa in avanti, la schiena deve restare attaccata al suolo. Mantenere la posizione per 6 secondi, quindi riposare per 6 secondi.

Soffro di lombalgia, quali sono gli esercizi che posso fare in casa?

Distesi sulla schiena su di un tappeto, gambe flesse, piedi piatti sul suolo, mani appoggiate sulle spalle dietro la nuca, con le braccia incrociate. Esercizio: ruotare il gomito sinistro verso il ginocchio destro staccando la spalla dal suolo, quindi il gomito destro verso il ginocchio sinistro.

Quali esercizi di rilassamento posso praticare?

Soffro di lombalgia, quali sono gli esercizi che posso fare in casa?

Distesi, la schiena ben piatta sul suolo, le gambe appoggiate sulla seduta di una sedia a ginocchia flesse, le mani incrociate dietro la testa.

Soffro di lombalgia, quali sono gli esercizi che posso fare in casa?

Inginocchiati, schiena inarcata, fronte contro il suolo e racchiusa tra i gomiti, avambracci appoggiati al suolo.

Prima di praticare questi esercizi, è preferibile farseli mostrare dal proprio medico.

Con quale frequenza devo praticare questi esercizi?

  • Questi semplici esercizi devono essere eseguiti se possibile tutti i giorni, o almeno 3 volte a settimana. Può anche praticarli quando che desidera, l’essenziale è essere regolari.

Se ho male durante l’esecuzione di un esercizio, cosa devo fare?

  • Questi esercizi non devono mai essere accompagnati da dolore. La comparsa del dolore deve far sospendere immediatamente la seduta.
  • Gli esercizi devono essere eseguiti lentamente, senza violenza e senza scatti.

Diversi esercizi di tonificazione, allungamento e rilassamento permettono di alleviare efficacemente una lombalgia. In caso di dolore, bisogna smettere immediatamente. Qualche minuto al giorno è sufficiente.