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Ci sono farmaci di impiego comune che sono ritenuti sostanzialmente innocui e che non immagineremmo mai che possano provocare depressione. Uno studio pubblicato su JAMA (Journal of the American Medical Association) lancia l’allarme, invitando medici, pazienti e farmacisti a valutare se il farmaco o il cocktail di farmaci che molti pazienti assumono quotidianamente, possano comportare un aumento di questo rischio. Questo studio punta il dito su alcuni farmaci, prescritti per le condizioni più disparate, ma in grado di aumentare il rischio di depressione e di suicidio. Da soli e ancora peggio nei cocktail di interazioni. Sono oltre 200 i farmaci comunemente prescritti per varie condizioni (pillole anticoncezionali, alcuni farmaci antipertensivi o cardiologici, inibitori di pompa protonica, antiacidi, antidolorifici), che nel foglietto illustrativo hanno chiaramente indicato il potenziale rischio di depressione, o addirittura di suicidio, associato al loro impiego. Ovviamente, utilizzare insieme questi farmaci aumenta il rischio di depressione e suicidio.

Il take home message del lavoro pubblicato su JAMA è molto semplice: l’associazione, magari inconsapevole (i farmaci possono essere prescritti da specialisti diversi che non dialogano tra loro), di più farmaci può portare a depressione e bisogna essere consapevoli di questo rischio.  Molti potrebbero essere sorpresi da questo fatto visto che molte di queste molecole non hanno nulla a che vedere con disturbi d’ansia, dell’umore o con altre condizioni abitualmente associate alla depressione. Le persone non solo assume sempre più questi farmaci con molta disinvoltura, ma li prende spesso in associazione. Da considerare è anche l’informativa, che però pochi di questi farmaci hanno, riguardo alla presenza di messaggi di alert. Ne deriva che la consapevolezza del rischio è lasciata alle sola iniziative del paziente e del medico curante.  Conviene quindi non solo ripensare in maniera innovativa alla depressione come problema di salute pubblica, ma anche alla esistenza o meno di una reale necessità dell’assunzione di molti farmaci. Questo probabilmente porterebbe il paziente a farsi realmente carico della propria salute e della propria qualità di vita, senza facili e pericolose deleghe a terze parti. Porterebbe quindi ciascuno di noi ad rendersi conto che il veri protagonisti del come viviamo e di come ci ammaliamo siamo, almeno in buona parte, noi stessi!