Nelle ultime settimane si è accreditata, all’interno della comunità medica italiana, un possibile innovativo approccio terapeutico per il trattamento del Coronavirus COVID-19, mediante l’utilizzo dell’ossigeno-ozono terapia (O2-O3) in autoemoinfusione. E’ così nato un protocollo di studio applicativo sperimentale che diversi ospedali italiani hanno intrapreso e che è tuttora in corso.

Della tecnica della grande autoemoinfusione ho già parlato in un precedente articolo su questo blog. Ricordo solo che la metodica è semplice, economica, con minimi effetti collaterali, applicabile su vasta scala e può essere associata a qualsiasi altra terapia già in corso.  L’unica difficoltà è al momento rappresentata dalla scarsa aderenza culturale che molte strutture ospedaliere hanno nei suoi confronti. Le ragioni sono per lo più legate al fatto che, non essendo l’ozono un farmaco, la stragrande maggioranza dei medici (ad eccezione di quelli che si occupano direttamente di ozonoterapia) non lo conoscono neppure e non ne conoscono le potenzialità. Io stesso, pur credendo profondamente nelle potenzialità e nell’efficacia della metodica, non sono ancora riuscito a portare la  sperimentazione all’interno del mio ospedale (anche se il tentativo è ancora in corso e vedremo quali saranno gli sviluppi).

Per quanto riguarda la problematica Covid 19, dagli esiti delle prime autopsie effettuate, si evince che l’elemento cardine della malattia non sia tanto la polmonite infettiva, ma le conseguenze dello sviluppo di una vasculite generalizzata (una infiammazione vascolare generalizzata) in grado di danneggiare gli organi principali del corpo. Questa vasculite, indotta dal virus, causerebbe un danno polmonare secondario (ma anche a carico di altri organi come fegato, rene, cuore, cervello), tale da portare ad una insufficienza respiratoria grave e talvolta letale una importante percentuale di malati. La pericolosità dell’infezione, che inizialmente veniva confinata prevalentemente agli anziani, in realtà riguarda anche categorie di pazienti giovani, grazie appunto alle possibili lesioni polmonari, cardiache, coagulative e di altri organi di vitale importanza, mentre negli adolescenti la vasculite sembra colpire prevalentemente le estremità di mani e piedi.

Tornando all’ozono, da indiscrezioni provenienti da almeno due ospedali che hanno iniziato la sperimentazione con l’ozono (ad oggi sono una quindicina le strutture ospedaliere interessate), sembra che le percentuali di guarigione siano altissime, soprattutto quando la terapia viene iniziata nelle fasi precoci di malattia.

Dopo aver iniziato l’Ossigeno Ozono Terapia si sarebbero osservati:

  1. Miglioramento generale delle condizioni cliniche
  2. Normalizzazione della temperatura corporea
  3. Riduzione della Proteina C Reattiva (PCR)
  4. Normalizzazione della frequenza cardiaca
  5. Miglioramento della funzione respiratoria
  6. Normalizzazione della funzione renale

L’ipotesi del miglioramento particolarmente ecclatante è presumibilmente legata, oltre che all’effetto antivirale dell’ozono, anche al ben dimostrato effetto benefico che l’ozono ha sul microcircolo e sulla circolazione sanguigna a tutti iu livelli. Da ciò deriva l’importanza dell’iniziare l’ozonoterapia il più precocemente possibile, in modo tale da anticipare i danni derivanti dalle lesioni del microcircolo che, una volta instaurati, divengono più difficilmente aggredibili.

Spesso si manifesta come un’allergia cutanea con manifestazioni sulla pelle. La forma da contatto è assai studiata perché sempre più utensili e bigiotteria contengono questo metallo.

Da un punto di vista scientifico ci viene detto che questa forma allergica è una forte reazione (spropositata) da parte dei linfociti T (una particolare famiglia di globuli bianchi) e proprio i testi ci dicono che il corpo riconoscendo come “nemico” un alimento o un oggetto che contiene il nichel, inizia  la sua battaglia.

Un’altro aspetto è che quasi mai la battaglia viene scatenata al primo contatto ma, in genere, passa un pò di tempo prima che l’organismo venga sensibilizzato. Il punto è che, quando la battaglia si scatena la sintomatologia diviene invalidante e il metallo, che è nascosto praticamente dappertutto, pone limiti pesanti agli alimenti che possono venire consumati. Sopraggiunge il terrore di consumare qualsiasi cosa, si inizia a perdere peso e si può arrivare ad avere carenze nutrizionali importanti legate al   “togliere tutto”.

A questo punto è fondamentale fare il punto della situazione, comprendere come in realtà stanno le cose (la verità è ben lontana dal comune pensare) e attuare una possibile strategia di uscita.

Il problema NON E’ il NICHEL! Il problema reale è la reazione sproporzionata del sistema immunitario, scatenata e mantenuta da una profonda irritazione continua e silenziosa (quella che oggi viene definita dagli esperti la infiammazione cronica silente). questo è un concetto che la medicina clinica convenzionale non ha ancora ben metabolizzato, ma che la medicina non convenzionale e la biologia accademica ha ormai ben compreso.

Torniamo quindi a quella che gli addetti ai lavori chiamano infiammazione cronica silente. Questa è anche la causa profonda di tutte le forme di allergia e sensibilizzazione la cui eliminazione è la vera soluzione al problema. Oggi è ormai assodato che l’origine dello scompenso immunitario origini dall’intestino e dall’intestino si rifletta su tutto l’organismo: attraverso il sangue la reazione immunitaria originata a livello della parete intestinale viene diffusa ad organi ed apparati anche molto lontani tra loro.

In realtà quella che si presenta come un’allergia al nichel è il sintomo spia di un problema nascosto e datato nel tempo. Il tutto è legato ad una situazione infiammatoria cronica di basso grado (quindi con scarsi e sfumati sintomi) a livello della nostra parete intestinale. Oggi si è scoperto che le cause dell’infiammazione sono diverse e tra loro agoniste: lo stress (grazie ad un  delicato intreccio ormonale), un cattivo stile di vita, farmaci assunti con eccessiva leggerezza e una cattiva alimentazione (tutto questo attraverso una modifica della normale popolazione della normale flora batterica intestinale).

Quale può essere la strategia di uscita adeguata?

Prima di tutto bisogna comprendere che ci vuole tempo e le giuste azioni.  Non possiamo pensare che un problema insorto lentamente possa regredire in un attimo. Gli organi chiave in questo delicato equilibrio sono l’intestino e il sistema immunitario: ripristinare l’armonia anatomica e funzionale di questi apparati richiede tempo e lavoro. Certamente non possiamo pensare che la crema al cortisone che ci potrebbe venire proposta per i disturbi dell’allergia al nichel sia sufficiente! Potrà talvolta essere anche utile per alleviare sintomi particolarmente fastidiosi, ma la strada da percorrere va molto più in profondità.

Ma quale sono quindi le tappe chiave di questo percorso di guarigione? 

Ecco i punti essenziali:

Rimuovere le cause scatenanti. Abbiamo detto che le cause sono molteplici e sinergiche tra loro e dovremo quindi agire su tutti i fattori in gioco (stress eccessivo, cattiva alimentazione, farmaci, stile di vita) cercando di capire se tra essi c’è un protagonista particolarmente attivo che richiederà una nostra particolare attenzione. Dovremo eliminare tutti gli alimenti fonte di infiammazione  per almeno tre mesi (glutine, farine, zucchero, cereali, legumi, frutta dolce, latte e derivati, alcolici, caffè, cioccolato, pomodoro, soia, spezie piccanti, semi oleosi). In tale fase può essere molto utile l’esecuzione di un test di intolleranza alimentare ben fatto che ci aiuterà a capire quali alimenti sono particolarmente in gioco in ciascuno di noi, in modo da limitare gli alimenti vietati.

Contemporaneamente dovremo spostare l’alimentazione verso una modalità alcalinizzante e supplementare l’organismo con grassi sani, proteine fresche e prevalente vegetali.

Allo stesso tempo dovremo lavorare sul ripristino dell’integrità della barriera intestinale con prodotti ricchi in  acido butirrico e sul ripristino della normale flora batterica intestinale con i giusti prebiotici e probiotici.

Da non trascurare la lotta contro la sedentarietà (è fondamentale iniziare a coltivare una sana e normale attività fisica) e la correzione dei cattivi stili di vita: gli eccessi (di per sé dannosi), possono essere anche accettati purché moderati e sporadici.

Di fondamentale importanza è la attenta analisi delle eventuali terapie farmacologiche in corso. Troppo spesso le persone assumono con disinvoltura farmaci spesso inutili, se non addirittura dannosi.

Solo una volta risolto lo stato infiammatorio intestinale si potrà procedere alla reintroduzione dei vari alimenti, rivista in un’ottica personalizzata e valutando la reazione che l’organismo avrà verso ciascuno di essi.

In tutto questo contesto, la somministrazione di ozono, ad esempio per via rettale o, nelle forme più impegnative anche con la modalità della autoemoinfusione, viene ad assumere una valenza particolarmente importante per un più rapido e solido successo.

Che cos’è l’ozono?

L’ozono (O3) è composto da tre atomi di ossigeno:  questa particolare struttura chimica spiega la reattività della molecola ed il suo comportamento a livello biologico. Ozono

La forma allotropica instabile dell’ozono (cioè la proprietà di esistere in diverse forme chimiche) tende a trasformarlo in ossigeno biatomico (O2). Due atomi di ossigeno formano la molecola base, mentre il terzo atomo di ossigeno dell’ozono può interagire con le molecole di altre sostanze. Grazie al suo elevato potere ossidante, è utilizzato come agente sbiancante, disinfettante e nella potabilizzazione dell’acqua.

Effetti sulla salute

L’ozono, insieme ad altrre forme reattive dell’ossigeno (superossido, ossigeno singoletto, perossido di idrogeno, ioni ipoclorito), viene prodotto dai globuli bianchi e da altri sistemi biologici come strumento per distruggere gli agenti estranei. L’ozono agisce infatti neutralizzando in modo diretto batteri, virus, funghi, ecc.. ed esercita quindi una potente azione anti-infiammatoria.

Nel 1856 l’ozono veniva applicato nella disinfezione delle sale operatorie e nella sterilizzazione degli strumenti chirurgici, nel 1892 un articolo descriveva come utilizzare l’ozono per il trattamento della tubercolosi e durante la prima guerra mondiale, i medici lo utilizzavano per curare le ferite, il piede da trincea e gli effetti dei gas velenosi.

Come si utilizza l’ozono e valutazione scientifica
L’ozonoterapia   consiste    nell’introduzione  di    ozono    nell’organismo  attraverso  diverse  modalità di somministrazione:

    • Via intravenosa (mediante autoemo-infusione): il sangue viene prelevato per via endovenosa dal paziente, esposto all’ozono e rimesso in circolo.
    • Iniezione intra-articolare o sottocutanea;
    • Insufflazione intestinale;
    • Applicazioni locali, con acqua ozonizzata, creme a base di ozono e olio ozonizzato.

Nell’utilizzo medico, il gas viene somministrato in precise dosi terapeutiche, sotto l’attento monitoraggio di un apposito spettrofotometro che ne verifica la giusta concentrazione. I potenziali benefici dell’ozonoterapia sono:

    • Azione fungicida, azione antibatterica ed inattivazione virale;
    • Favorisce il rilascio e l’utilizzo dell’ossigeno corporeo;
    • Provoca il rilascio di fattori di crescita che stimolano la rigenerazione osteoarticolare (adiuvante nel trattamento di ernia discale, reumatismo articolare ecc.);
    • Analgesica – antinfiammatoria.

L’ozonoterapia, oltre che nella terapia del dolore,  è stata oggi proposta e viene da molti utilizzata per il trattamento di malattie importanti come la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide, le malattie cardiache e vascolari, il morbo di Alzheimer, la cistite, l’epatite cronica, l’herpes, il diabete, la degenerazione maculare ed altro ancora.

    • Il meccanismo d’azione proposto per l’utilizzo dell’ozonoterapia nel trattamento del cancro si basa sulla teoria che le cellule neoplastiche non proliferano in un ambiente che presenta un’elevata concentrazione di ossigeno. L’ozonoterapia agirebbe come adiuvante alla radioterapia o alla chemioterapia, aumentando la concentrazione di O2  nei tessuti dell’organismo e quindi anche a livello del tessuto neoplastico, anche se oggi non vi sono prove definitive a sostegno di questa teoria.
    • Per quanto riguarda l’effetto terapeutico sull’HIV/AIDS, la somministrazione di ozono ha dimostrato risultati promettenti nei test in vitro (la molecola inattiva le particelle virali al di fuori dell’organismo), ma non vi è ancora una validazione definitiva riguardo ai benefici in vivo.
    • Oggetto di discussione è l’utilizzo dell’ozonoterapia da parte degli atleti, nel tentativo di aumentare le prestazioni (modificherebbe l’ossigenazione nel muscolo a riposo), anche se questa metodica è diffusamente utilizzata.
    • Una revisione della letteratura ha poi concluso che le iniezioni di ozono rappresentano un trattamento efficace per l’ernia del disco.

L’ozono può essere somministrato in diversi modi, tutti certificati da protocolli medico scientifici autorizzati dalla Sioot e approvati dal Ministero della Salute:

    • Grande autoemoinfusione: si prelevano 100 o 200 cc di sangue da una vena del braccio del  paziente. Il sangue finisce in una sacca certificata. Senza staccare dal paziente l’ago del prelievo, un apposito dispositivo inserisce una miscela gassosa di ossigeno e ozono nella sacca e la mescola con il sangue prelevato. Il laccio emostatico viene quindi tolto dal braccio del paziente, la sacca viene sollevata e il sangue riaffluisce nell’organismo del paziente, portando con sé l’ozono e tutti i suoi effetti benefici.
    • Piccola autoemoinfusione: il principio è lo stesso della grande autoemoinfusione, con la differenza che nella piccola autoemoinfusione sono prelevati pochi cc. di sangue dal paziente, arricchiti con la miscela gassosa di ossigeno e ozono e reiniettati con una siringa per via intramuscolare anziché per via endovenosa.
    • Iniezioni di ossigeno-ozono sottocutanee, intramuscolari e intrarticolari: la miscela di ossigeno-ozono viene iniettata in diverse quantità, in diversi modi e in diverse zone del corpo, in base alla patologia da curare.
    • Insufflazioni di ossigeno-ozono rettali, anali, vaginali, uterine e uretrali: la miscela di ossigeno e ozono viene introdotta nelle rispettive zone attraverso dei piccoli cateteri. L’ozono entra così in contatto diretto con tessuti soggetti a infezioni, infiammazioni, irritazioni, dolori o altre condizioni di disagio.
    • Via topica: si applica su mani, braccia, piedi e gambe. La zona interessata viene avvolta in un sacchetto isolante di materiale plastico in cui viene fatto affluire l’ozono.
    • Idropinica: il paziente beve regolarmente acqua ozonizzata e il suo organismo può così godere dei benefici globali dell’ozono.

Sicurezza

La validità dei metodi di somministrazione dell’ozono e dell’ossigeno-ozono terapia come strumento di cura di numerose patologie è confermata da una bibliografia di oltre 1800 lavori pubblicati dal 1995 a oggi su www.pudmed.com, una sorta di enciclopedia online che riporta tutti i lavori scientifici pubblicati sulle più importanti riviste mediche.